L'economia circolare Cos'è, cosa dovrebbe essere e come dovrebbe funzionare l'economia circolare.

25 settembre 2017

Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del consumismo. Dopo decenni in cui il risparmio, l'attenzione contro lo spreco di risorse, la sobrietà erano considerati atteggiamenti anti-sociali, ora che il sistema economico sta toccando (e per alcuni ha già toccato) il soffitto della disponibilità del pianeta, veniamo a scoprire che i sobri avevano ragione, che i rottamai e i rigattieri erano dei mestieri lungimiranti, e che riciclo e riuso sono esempi di virtù economica. Categorie tutte rivalutate oggi, grazie all'economia circolare.

Per capire cosa significa economia circolare dobbiamo introdurre il concetto di economia lineare, ovvero il sistema economico che conosciamo e che ci ha portato sull'orlo del baratro ecologico. Nell'economia lineare i beni prodotti sono usati e gettati. Prima si verifica la sostituzione, meglio è per il produttore, e di conseguenza, per l'economia.

Il concetto lineare è stato esasperato fino alla creazione dell'obsolescenza programmata. Si tratta di una strategia aziendale in cui la non utilizzabilità di un prodotto è pianificata e incorporata in esso dalla sua concezione, in modo che il consumatore senta la necessità di acquistare nuovi prodotti e servizi in sostituzione.

Questa strategia è diffusa in tutti i settori, ma è più evidente nell'industria informatica. Il nuovo software viene progettato attentamente per ridurre il valore della versione precedente percepito dai consumatori. Inoltre, il nuovo software è spesso più pesante e lento del precedente (Bloatware), in modo da richiedere hardware di nuova generazione per il suo funzionamento.

Il sistema economico che deriva da tutto ciò si chiama lineare perché, terminato il consumo, finisce anche il ciclo del prodotto che diventa un rifiuto. Lo schema è questo: estrazione, produzione, consumo, smaltimento. È un sistema che non può funzionare nel lungo periodo, perché da un lato intacca le riserve di risorse naturali, dall'altro crea rifiuti difficili da gestire.

Nell'economia circolare invece, qualsiasi bene resta in uso il più possibile e successivamente disegna un cerchio, in quanto viene riutilizzato. Non occorreva essere dei geni per concepire la circolarità, bastava osservare la natura. Nel mondo naturale non ci sono discariche. Ciò che è scarto per una specie è alimento per l'altra. Piante e animali crescono, muoiono e restituiscono i loro nutrienti al terreno. E tutto ricomincia da capo, usando come energia solo il sole, più raramente il sottosuolo. Fonti non eterne, ma sicuramente inesauribili per la nostra prospettiva.

La definizione di economia circolare recita più o meno "Un sistema in grado di rigenerarsi, in cui i materiali biologici, possono essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, devono essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera." Va detto che, secondo la gerarchia energetica del riuso (le cinque erre), occorrerebbe tentare di riutilizzare gli oggetti che non servono più prima di farli diventare materiali.

Detta così sembra facile, e anzi vi sono intere economie, non certo ricche, che hanno campato finora con gli scarti dei paesi spreconi. È emblematico il caso della Cina nel suo complesso, con la discarica di Guiyu a fare da esempio estremo. Ma anche in Italia e in altri paesi, come l'India, esistono filiere di riciclo che hanno numeri molto incoraggianti, come quelle della plastica, della carta, dei metalli, delle batterie, degli oli usati. Tutto questo non ha impedito comunque all'economia lineare di portarci al punto di oggi.

Occorre fare un passo in più, e non affidarci alla buona volontà di pochi, ma ripensare e riprogettare i prodotti, le loro parti e le loro confezioni, utilizzando materiali sicuri, robusti, riciclabili o compostabili che si integrino nel cerchio naturale dei processi. Riutilizzare i mezzi tecnici prima, e poi riciclare i metalli, plastica e altro, in modo che mantengano le loro qualità e continuino ad essere utili al di là del funzionamento previsto per il singolo prodotto di cui fanno parte. Farli diventare le risorse del futuro. Secondo recenti studi, l'economia circolare porterà una riduzione del 32% dell'utilizzo di materie prime entro il 2030. Percentuali simili sono previste per la riduzione dei rifiuti.

Attenzione: a molti piace confondere le idee, e nel calderone dell'economia circolare ci butta un po' di tutto, come le menate della sharing economy o il cosiddetto Product-as-service, ovvero la vendita di un servizio (elaborazione dati, stampa fotocopie, condizionamento degli uffici, tec.) al posto di un prodotto (computer, stampante, condizionatore, etc.). Queste genialate potrebbero tuttalpiù essere (e non sono) dei sistemi per razionalizzare l'uso dei prodotti, ma non hanno alcunché a che spartire con l'economia circolare.

La progettazione è il centro di questa rivoluzione. Proprio le schiere dei designer malefici, che hanno perpetrato la vergogna dell'obsolescenza programmata, della moda e dei fighetti, ovvero il motore del consumismo, ora hanno la possibilità di riscattarsi, creando un sistema integrato in cui tutto deve tornare in circolo, e niente deve essere definitivamente scartato. La cosiddetta opzione rifiuti-zero.

Per essere messo a punto, il sistema deve premiare economicamente i comportamenti virtuosi, proprio come fino a oggi ha premiato quelli viziosi. Compito della politica e dalla macro-economia, certo, ma ognuno di noi deve fare la propria parte. Abbiamo l'obbligo di raccogliere questa sfida, pena la nostra stessa esistenza come genere umano.

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